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description: Un'IA riprende gli stereotipi dei suoi dati di addestramento pur sembrando neutrale. Cosa verifica il dipendente e cosa prevede l'AI Act.
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# Pregiudizi algoritmici e stereotipi nei dati

Uno strumento di IA impara da dati prodotti da persone, all'interno di organizzazioni e di una società con le proprie abitudini e le proprie disuguaglianze. Ciò che ne ricava può riprodurre degli stereotipi, senza che nessuno lo abbia voluto. Il NIST, l'ente statunitense di normazione, scrive che i pregiudizi (bias) « can lead to harmful impacts regardless of intent » [1].

Il risultato arriva in forma numerica o in una classifica, e per questo sembra oggettivo. Questa scheda spiega da dove nascono questi scarti e cosa fa un dipendente che usa l'IA per selezionare o valutare delle persone.

## In 30 secondi

- Dove succede: selezione dei CV, punteggi, valutazione dei candidati, generazione di testi o immagini, ovunque l'IA classifichi o descriva delle persone.
- Cosa succede: lo strumento riproduce gli scarti presenti nei suoi dati e la sua risposta sembra neutrale.
- Il riflesso: non lasciare mai che un'IA decida da sola su una questione che riguarda delle persone, confrontare i risultati, segnalare gli scarti e mantenere una convalida umana.
- Se è già successo: avvisare il responsabile dello strumento o il referente interessato e far riesaminare la decisione da una persona.

## Domande dirette

### Perché un'IA riproduce gli stereotipi?

Perché impara da dati che li contengono. Il NIST distingue tre categorie di bias nell'IA: sistemici, statistici e umani [2]. I bias sistemici derivano dalle procedure e dalle pratiche di istituzioni che avvantaggiano alcuni gruppi e ne svantaggiano altri. Non occorre alcun pregiudizio consapevole: basta che la maggioranza segua le regole e le norme esistenti [2]. Questi bias si ritrovano nei set di dati usati nell'IA [2].

### I dati possono essere corretti e tuttavia distorti?

Sì. La CNIL descrive due casi. I dati di addestramento possono non essere rappresentativi. Possono anche rappresentare bene il « mondo reale » e riflettere comunque un carattere discriminatorio, per esempio la riproduzione delle differenze salariali tra donne e uomini [3]. Il NIST va nella stessa direzione: anche quando sono rappresentativi, i set di dati possono presentare bias storici e sistemici radicati [2].

### Perché la risposta sembra neutrale?

Il NIST osserva che i bias sono diffusi nei processi tecnologici e possono danneggiare a prescindere dall'intenzione [1]. Lo strumento non mostra da dove provenga la sua risposta. La Commissione europea rileva che spesso è impossibile sapere perché un sistema di IA abbia preso una decisione, e questo rende difficile stabilire se una persona sia stata svantaggiata ingiustamente, per esempio in una decisione di assunzione [4].

### Togliere il sesso o l'origine dai dati basta?

No, secondo il NIST. Gli sviluppatori a volte escludono gli attributi protetti, ma questo non risolve il problema, perché l'informazione può essere dedotta in altri modi [2].

### Basta che un essere umano riveda il risultato per correggere l'errore?

Non automaticamente. Il NIST definisce un'ipotesi problematica l'idea che un essere umano possa supervisionare in modo efficace e oggettivo un sistema decisionale algoritmico. Aggiunge che gli esseri umani portano i propri bias cognitivi nell'uso di questi sistemi [2]. La convalida umana richiede quindi un metodo, descritto più avanti.

## Come funziona

Il NIST classifica le fonti di bias in tre famiglie [2].

- I bias sistemici: dipendono dalle istituzioni e dalla storia e sono presenti nei dati come nelle pratiche lungo tutto il ciclo di vita dell'IA [2].
- I bias statistici e computazionali: compaiono quando il campione non rappresenta la popolazione [2]. Un esempio riportato: i dati raccolti con questionari online o ricavati dai social network rappresentano soltanto gli utenti di una piattaforma, ma a volte servono ad addestrare strumenti impiegati in contesti molto più ampi [2].
- I bias umani: sono errori sistematici di ragionamento, presenti nelle decisioni di istituzioni, gruppi e individui, anche nell'uso di un'applicazione una volta distribuita [2].

Per i testi, il NIST osserva che i set di dati per l'elaborazione del linguaggio naturale spesso differiscono dai loro usi reali, il che può portare a discriminazioni e a differenze di prestazioni [2]. Per il riconoscimento facciale, cita la classificazione del genere: la sua precisione varia a seconda dell'età e del gruppo etnico, e un campione limitato o non rappresentativo di un gruppo dà una precisione più bassa per quel gruppo [2].

## Cosa fa Lei

- Non affidi a un'IA, da sola, una decisione che riguarda delle persone (assunzione, valutazione). L'IA prepara, una persona decide.
- Confronti i risultati. Sottoponga allo strumento casi simili che differiscono solo per una caratteristica personale e verifichi se la risposta cambia. In un caso di sperimentazione di una tecnologia, la CNIL ha preteso un'analisi sistematica degli errori del sistema e degli elementi di riflessione sui rischi di discriminazione [3].
- Si chieda chi non è presente nei dati. Il NIST pone la domanda « Who is counted, and who is not counted? » e osserva che le popolazioni indigene, le donne e le persone con disabilità sono costantemente sottorappresentate nei set di dati [2].
- Segnali gli scarti rilevati al responsabile dello strumento in azienda, con gli esempi.
- Mantenga una convalida umana che esamini il risultato con spirito critico e che possa contraddirlo. Il NIST riferisce che alcuni ricercatori raccomandano a chi utilizza un risultato automatizzato di « consider a deliberate and modest approach » [2].

## Le insidie

- L'eccesso di fiducia. Il NIST chiama « automation complacency » l'abitudine ad affidarsi troppo ai sistemi automatizzati [2]. Spiega anche che degli esperti possono usare l'IA per alleggerire la pressione di processi più soggettivi, in nome di una presunta oggettività dell'automazione, e servirsene come copertura dei propri bias impliciti [2].
- I dati non rappresentativi. Uno strumento addestrato su dati che non riflettono le persone che valuta sbaglia più spesso nei loro confronti [2].
- I gruppi medi applicati agli individui. Il NIST chiama « ecological fallacy » il fatto di dedurre qualcosa su una persona a partire dal gruppo a cui appartiene [2].
- Un controllo di facciata. Il NIST ritiene che, senza un sostegno procedurale e culturale importante, le aspettative ottimistiche sul ruolo dell'essere umano che supervisiona non trovino riscontro nella pratica [2].
- L'esempio della selezione del personale. La CNIL ha controllato un organismo che valutava in modo automatico dei CV video registrati dai candidati. Ha rilevato bias discriminatori: il sistema, che avrebbe dovuto qualificare le competenze comportamentali, non teneva conto della diversità degli accenti [3].
- Un caso noto per il titolo. L'elenco dei riferimenti del NIST cita un articolo di Reuters dell'ottobre 2018 intitolato « Amazon scraps secret AI recruiting tool that showed bias against women » [2]. Le fonti citate qui non descrivono questo caso in dettaglio.

## Cosa dice la legge europea

Il regolamento europeo sull'IA è il regolamento (UE) 2024/1689 [4]. Classifica gli usi in base al livello di rischio. Gli strumenti di IA per l'occupazione e la gestione dei lavoratori, come i software di selezione dei CV, rientrano tra i casi d'uso ad alto rischio. Vi rientra anche la valutazione degli esami nell'istruzione [4].

Tra gli obblighi dei sistemi ad alto rischio figurano un'elevata qualità dei set di dati per ridurre al minimo i rischi di risultati discriminatori, la registrazione dell'attività, una documentazione dettagliata e misure adeguate di sorveglianza umana [4].

Quanto al calendario, la Commissione indica che il regolamento è entrato in vigore il 1° agosto 2024. Le norme per alcuni ambiti ad alto rischio, tra cui l'occupazione, si applicheranno a partire dal 2 dicembre 2027 [4].

Sul piano del metodo, il quadro di gestione dei rischi dell'IA del NIST è destinato a un uso volontario e mira a integrare meglio le considerazioni di affidabilità nella progettazione, nello sviluppo, nell'uso e nella valutazione dei sistemi di IA [5].

## Fonti

1. NIST, «Towards a Standard for Identifying and Managing Bias in Artificial Intelligence», 15 marzo 2022. https://www.nist.gov/publications/towards-standard-identifying-and-managing-bias-artificial-intelligence (consultato il 3 novembre 2026)
2. NIST, «Towards a Standard for Identifying and Managing Bias in Artificial Intelligence». https://nvlpubs.nist.gov/nistpubs/SpecialPublications/NIST.SP.1270.pdf (consultato il 3 novembre 2026)
3. CNIL, «IA : comment être en conformité avec le RGPD ?», 5 aprile 2022. https://www.cnil.fr/fr/intelligence-artificielle/ia-comment-etre-en-conformite-avec-le-rgpd (consultato il 3 novembre 2026)
4. Commission européenne, «Législation sur l’IA». https://digital-strategy.ec.europa.eu/fr/policies/regulatory-framework-ai (consultato il 3 novembre 2026)
5. NIST, «AI Risk Management Framework». https://www.nist.gov/itl/ai-risk-management-framework (consultato il 3 novembre 2026)

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Fonte originale: Cyberpedia, l'enciclopedia pubblica di cybersicurezza e IA pubblicata da Brain. Versione canonica: https://startbrain.io/cyberpedia/it/articles/pregiudizi-algoritmici-stereotipi-dati/
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